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Psicosomatica: le parole che attraversano il corpo

“Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”, recitava Giovenale nella sua Satira decima. Il proposito del poeta era quello di indicare all’uomo di pregare per aspirare soltanto a due beni, la salute dell’anima e la salute del corpo; attualmente, però, la frase viene utilizzata in una diversa accezione, per rispecchiare, cioè, l’unità mente-corpo: per avere sane le facoltà mentali, è necessario che lo siano anche le facoltà del corpo, e viceversa.

Fu Georg Groddeck -Padre della Psicosomatica moderna- ad affermare, intorno agli anni Venti, che qualsiasi processo patologico può definirsi un processo difensivo, attraverso cui il malato cerca di proteggersi da eventuali attacchi e/o richieste provenienti dal mondo esterno. Si tratterebbe, dunque, di un percorso simbolico in cui sarebbero leggibili le difficoltà che ognuno incontra ad essere nel mondo. La distinzione tra Anima e corpo, secondo Groddeck, sarebbe puramente verbale e non sostanziale, in quanto queste due entità costituirebbero una totalità in cui vi è nascosta la forza primordiale che ci governa, definita Es, ossia il polo pulsionale e inconscio dell’uomo che, in quanto tale, rappresenta la vera natura dell’animo umano.

Il pensiero groddeckiano è stato ulteriormente convalidato tra gli anni ’70 e ’90 del Novecento, quando sono stati approfonditi alcuni studi sulla possibilità che il Sistema Neurovegetativo potesse influire sullo sviluppo delle malattie psicosomatiche: tutto ciò, in effetti, ha trovato dimostrazione e si è giunti anche all’ulteriore scoperta che, accanto al Sistema Neurovegetativo, anche i Sistemi Endocrino e Immunitario sono particolarmente sensibili alle reazioni emotive e stressanti a cui ognuno è sottoposto. Ciò vuol dire che una forte emozione, per esempio, può produrre modificazioni nel nostro organismo.

Non vi è dubbio, dunque, sulla continuità tra lo psichico e l’organico, ma ci si potrebbe chiedere “come mai parliamo di psicosomatico e non di psicocorporeo?”. L’attività psichica dell’essere umano, all’inizio della vita, è strettamente unita al corpo; poi, gradualmente, da esso si emancipa assumendo un senso proprio che va al di là del funzionamento fisico e il bambino, così, inizia a costruire una rappresentazione di Sé e del proprio corpo. Questo non è più soltanto “visto”, ma viene anche “sentito” e “percepito”: è in questo momento che emerge il soma che si riferisce, appunto, al corpo come entità “vissuta”. Tale processo di differenziazione, dunque, è possibile proprio perché il funzionamento fisiologico viene appreso mentalmente; pertanto, ciò che fino a quel momento era stato definito psicocorporeo, adesso assume l’identità di psicosomatico.

Ne deduciamo, quindi, che il mondo affettivo e il soma sono strettamente legati, e il punto di raccordo tra la psicologia e la medicina è segnato proprio dalla psicosomatica. Se, in passato, si parlava di psicosomatica facendo riferimento a quelle malattie che, non avendo origine organica, si pensava potessero avere una genesi psicologica, oggi la visione è completamente diversa: focalizzandosi sul rapporto mente-corpo, la psicosomatica concepisce l’uomo come un tutto unitario, ove la malattia si manifesta a livello organico come sintomo e a livello psicologico come disagio. La malattia psicosomatica, dunque, non si esaurisce nella sola corrispondenza psiche-soma, ma viene inserita in un’ottica bio-psico-sociale, in cui assumono fondamentale importanza gli aspetti biologici (sofferenza fisica, vulnerabilità, familiarità), l’influenza psicologica (personalità, conflitti, difese) e le variabili sociali (relazioni oggettuali esterne). Essa presta attenzione sia alle manifestazioni fisiologiche della malattia, che all’aspetto emotivo ad essa associato.

Sviluppare una malattia organica significa utilizzare il corpo come “mezzo” attraverso il quale comunicare un disagio interno che, simbolicamente, viene rappresentato dall’organo colpito. Il simbolo è inteso quale filo conduttore tra l’inconscio e la coscienza, infatti, ci si può avvicinare all’Es proprio grazie alla comprensione dei simboli attraverso i quali esso si esprime. Il corpo diviene portatore di emozioni che, non riconosciute a livello di pensiero verbale, vengono scaricate direttamente sul corpo. L’impossibilità di avere accesso alle parole come veicolo di pensiero, obbliga ad agire psicosomaticamente: la malattia, perciò, ci racconta parte della vita (intrapsichica) dell’uomo.


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Dott.ssa Psicologa Psicoterapeuta Maria Teresa Allemma

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